Google+ Studio Tecnico Bartolozzi Motta Rosso

domenica 26 gennaio 2014

Il calo dei prezzi smuove il mercato immobiliare.

Il calo dei prezzi smuove il mercato immobiliare: torna la domanda, favorendo chi ha più liquidità.

La correzione dei prezzi e dei canoni inizia a dare i suoi frutti. Se non come scambi, quanto meno a livello di richieste. Dopo tre anni di calo consecutivo, nel 2013 sono tornate a crescere sia le domande di acquisto sia quelle di affitto di abitazioni. Lo certifica il Centro studi del portale immobiliare Casa.it, secondo cui, a dicembre 2013, si è verificato un aumento del 6% della domanda e del 13% dell'offerta per le compravendite, e del 5,3% di domanda e 8,4% di offerta di affitti, rispetto al gennaio 2013



«Questo è senz'altro un segnale positivo, che pensiamo migliorerà ancora nel 2014», dice Daniele Mancini, amministratore delegato di Casa.it. Ma i motivi di questa inversione di tendenza sono chiari. «Non si deve certo a una ripresa della disponibilità di spesa, quanto al ribasso avvenuto in precedenza dei prezzi di vendita e dei canoni», aggiunge Mancini. Insomma, i valori attenuati fanno rialzare la testa a chi vuole investire nel residenziale. Anche se il trend positivo non si è tradotto in una crescita degli scambi, visto che gli ultimi dati disponibili dell'Agenzia delle Entrate, relativi al terzo trimestre 2013, mostrano 199.661 affari conclusi, in flessione del 6,6% sullo stesso periodo 2012. Ma almeno si può guardare con più fiducia all'anno in corso.

Secondo Casa.it, i prezzi offerti sono stati abbassati in media del 9,7% nel 2013 e si collocano oggi, a seconda della tipologia di abitazione, tra i 2.400 e i 3.000 euro al metro. Ancora troppo, però, secondo il mercato, visto che in media l'offerta è più bassa del 12% rispetto alla domanda. E ci sono città come Torino, Genova, Firenze e Napoli dove questa forchetta arriva a sfiorare il 14%. Come a dire che, chi vende, deve mettere in conto una riduzione pari almeno a questa percentuale, se vuole sperare di raggiungere un accordo. Rispetto agli immobili, quelli di taglio piccolo e medio sono sempre i più richiesti. In cima alla classifica ci sono i trilocali. I venditori, in media, li offrono a 3.000 euro al metro, mentre le case con 5 o più locali partono da un prezzo inferiore ai 2.500 euro. Ed è sempre nel segmento degli appartamenti più piccoli, in questo caso i bilocali, che si verifica la discrepanza più marcata tra i prezzi degli annunci e l'offerta dei potenziali acquirenti: quasi il 16%.


A livello territoriale, Milano (+4,5), Napoli (+3,9) e Roma (+3,6) sono le città in cui la domanda è aumentata di più, mentre la contrazione dei prezzi di vendita più forte si è registrata a Genova (-8,7%), Firenze (-7,5%) e Napoli (-7,3%). Ma in tutti i capoluoghi è stata comunque superiore al 5%. Sul fronte affitti, invece, i canoni richiesti dai locatori sono scesi in media dell'11,6% in tutta Italia con punte a Cagliari (-12,5%) e Bari (-10,5%). Anche qui, come nel caso delle compravendite, la correzione al ribasso è servita a rimettere in moto la domanda, salita in media del 5,3%, ma con balzi più evidenti a Napoli (+9,4%), Palermo (+8,5%) e Firenze (+7,6%).

giovedì 23 gennaio 2014

Spese condominiali: boom morosità.

Spese condominiali: boom morosità. A Bologna e Roma casi cresciuti del 33% secondo Confabitare

Quando non si riesce più a far fronte alle uscite a causa della crisi, tra le prime spese tagliate dalle famiglie ci sono le rate condominiali. Cosa che in effetti comporta rischi meno gravi che smettere di pagare l'affitto (pericolo sfratto) o il mutuo (pignoramento dell'immobile da parte della banca). Il condominio infatti non è un creditore privilegiato e spesso è costretto a mettersi in fila dopo gli altri.


A farne le spese sono i condomini che pagano regolarmente le rate. E anche se con l'entrata in vigore della riforma del condominio (il 18 giugno 2013) l'amministratore è obbligato a tentare di rientrare dei mancati incassi emettendo un decreto ingiuntivo nei confronti dei morosi - ma probabilmente è ancora presto per misurare gli effetti di questa misura - il fenomeno è in costante crescita.
A confermarlo sono gli allarmanti dati forniti da Confabitare (associazione di proprietari immobiliari): nel corso del 2013 in testa alla "classifica" troviamo Bologna con un +33,8% di casi di ritardo nei pagamenti condominiali, poi troviamo Roma con +33%, Napoli +32,7%, Torino +31,8%, Milano +30% , Catania +29,6%, Firenze +28%, Genova +26,5%, Cagliari +24,8%; Palermo e Bari registrano rispettivamente +23,7 % e +22,6%, mentre Padova +21,3%; in fondo alla graduatoria c'è Venezia con comunque un +19 per cento.
«Questi numeri - commentano da Confabitare - dimostrano purtroppo l'ampio diffondersi di questo fenomeno, anche se va detto, che sempre più spesso, alcuni condomini approfittavano della situazione critica, per fare i furbetti e non pagare le rate, in quanto sapevano che difficilmente potevano essere presi provvedimenti nei loro confronti. Ma dopo il 18 giugno le cose sono cambiate».